I lavoretti di Natale
Il momento più tragico nella scuola
In questo periodo dell’anno, nelle scuole, avviene un evento simile, per ferocia, alla frenesia alimentare che prende ogni tanto agli squali o al massacro di Little Big Horn. Il Natale è il periodo dei lavoretti.
I lavoretti sono tecnicamente dei prodotti realizzati dai bambini da donare alle famiglie: nei tempi antichi si usava fare un semplice biglietto di auguri, utilizzando cartoncino, pennarelli e qualche basica decorazione, topo carta crespa o stagnola.
Negli anni, la pratica si è evoluta raggiungendo vette di difficoltà tecnica e maestria artigianale inaudite.I bambini, oggi, sono esclusi dai lavoretti. Li fanno gli insegnanti, coadiuvati dai loro elfi, gli insegnanti di sostegno. La ferocia è tutta nella competizione tossica che si scatena tra le classi, a chi fa il lavoretto più elaborato, maestoso, scenografico, inarrivabile.
I cartoncini e i pennarelli sono stati sostituiti ormai dal lontano 1985 da saldatori, smerigliatrici, cristalli swarovsky, oro, iridio, plutonio, gru, scavatori, tagliatrici al plasma, zyklon B e Natron.
Le scuole sono officine, fino al 19 dicembre, si respira un’aria acre, malsana, tra fumi, vapori, polveri e reazioni chimiche. Nel mio istituto ci sono stati già 13 suicidi tra i docenti. Facciamo turni massacranti, lavoriamo al ritmo dei cinesi che fanno gli iPhone.
Non vi dico gli infortuni sul lavoro: il mio collega di scienze ha perso due dita e un occhio. Eppure mentre scrivo questo messaggio, di nascosto, sta ancora lavorando, asciugandosi il sangue, le lacrime e il sudore dagli occhi.
Qualcuno non vede la famiglia da 6/7 giorni.
Nel frattempo, i bambini sono lasciati allo stato brado, i più temibili vengono rinchiusi nelle segrete della scuola, e gli vengono somministrati dei pdp d’emergenza.
Il pupazzo di neve di marmo bianco di Milos, con luci Led utilizzate sulla ISS, e un meccanismo di rotazione del busto e della testa guidato dall’intelligenza artificiale (trafugata da un drone ucraino reperito in loco da due bidelli senza scrupoli) che stiamo quasi completando, svetta nell’atrio come uno dei colossi di Memnone. Porta incisi sul retro i nomi dei compagni caduti.
Una volta ultimato verrà trasportato al Ministero dell’istruzione con un carico speciale per l’annuale votazione: sì, perché tutti i lavoretti vengono vagliati da una giuria presieduta da Valditara e 12 tra i genitori più cagacazzi d’Italia, selezionati personalmente dai gerarchi del governo.
Solo un lavoretto, in tutta la penisola, ha l’onore di vincere: il premio è il Montessori di adamantio, la statuetta che attesta il valore supremo di un docente.
Noi, come tutti gli anni, speriamo di vincere. Questa è una gioia che non ci è ancora mai capitato di provare.
Ci andai vicino circa dieci anni fa, quando costruimmo la slitta originale di Babbo Natale trainata da una muta di gagni camuffati da renne e geneticamente modificati per volare.
Arrivammo secondi.
Va da sé che, se dovessi vincere, i risvolti per la mia vita e la mia carriera sarebbero clamorosi: si narra che i vincitori delle passate edizioni, siano ora in un buen retiro segreto, allietati da miriadi di servitori del pubblico impiego utilizzati come schiavi nubiani, abbiano diritto ad una pensione stra anticipata e vengano dotati della chiavetta del caffè platinum, l’unica in grado di somministrare alle macchinette il caffè indonesiano fatto con le palline di merda di zibetto.



